Un Folletto tra gli Scorpioni


“Ci vai all’Historic Track Day di Berni?”
“Mmh non penso, anche perché è di venerdì e col lavor…”
Lo sai che c’è una Imp da gara?

Grazie per il suggerimento Aldo: attrezzatura fotografica pronta in due secondi e cinquantasette centesimi, navigatore impostato (sono pur sempre un millennial) e via in direzione Varano de’ Melegari.

Ero già a conoscenza dell’evento organizzato dallo specialista Abarth Berni Motori, ma non ero mai riuscito a esservi presente: il giorno infrasettimanale e l’attenzione rivolta a un solo marchio non permettono facili paragoni con altri appuntamenti dedicati alle vetture storiche e limitano di conseguenza il numero di spettatori, ma una volta trovatomi davanti una cinquantina di Abarth “giuste” (la maggior parte risalente al periodo pre-controllo totale Fiat) il sentore di aver sprecato un viaggio tra le colline del Taro è bello che andato.

Chiariamoci, è un track day per Scorpioni storici e non il Motor Valley Fest, però i pezzi interessanti sono tanti; barchette, Formula, Sport, derivate 500 e 600 tutte con l’obiettivo comune di trapanare i timpani dei presenti.

Come da tradizione Abarth.




E all’improvviso eccola, nascosta tra le marmitte sporgenti e i Campagnolo in magnesio, la spinta che mi ha portato nel parmense: quella scatolina tinta di un blu scuro simile al Pozzi è la prima Hillman Imp che vedo in quindici anni, ovvero da quando mio nonno vendette la sua.


Hillman Imp




Piccola parentesi.

Queste sfortunate utilitarie sono state costruite e vendute in un numero di esemplari, circa 440.000, relativamente contenuto rispetto alle coeve rivali; le sopravvissute a incidenti, ruggine e rottamazioni sono poche: in Inghilterra, nel paese dove (ovviamente) ha avuto più successo quelle censite sono circa 900, mentre tra Italia e Germania solo una ventina.

In poche parole, al mondo rimane meno dell’1% delle Imp prodotte… come se delle circa 1350 Ferrari F40 uscite da Maranello ne fossero rimaste solamente tredici.

Ero quindi moralmente obbligato a scambiare qualche parola con Nicolas, il proprietario, che è stato fin troppo gentile nell’ascoltare i vaneggiamenti del sottoscritto a proposito del mio, probabile, futuro acquisto.

Voglio una coppola (e una Imp)



Vederla uscire dalle curve con il retrotreno ben piantato e la ruota anteriore interna alzata mentre il piccolo quattro cilindri in alluminio urlava rabbioso è stato bellissimo, quasi quanto contemplare in silenzio (ma a bocca aperta) la Peugeot 905 di Gruppo C allo scorso Monza Historic. Quasi.


Hillman Imp Hillman Imp
Hillman Imp Hillman Imp
Hillman Imp Hillman Imp
Hillman Imp Hillman Imp
Hillman Imp Hillman Imp
Hillman Imp Hillman Imp




La buffa inglese si faceva largo tra le Abarth sorpassandole senza ritegno: in casa nostra, a un evento dedicato a loro… un affronto all’italico motorismo!
Oppure un bel modo di onorare le parole del fondatore del marchio dello Scorpione che oggi vengono appiccicate e usate come hashtag, spesso fuori luogo, da un buon 50% dei proprietari di 500 Abarth (nel migliore dei casi) elaborate.


Il motore della Imp era una versione modificata del Cowentry Climax FWMA (a sua volta figlio del FW, ideato nel secondo dopoguerra e destinato alle pompe antincendio), leggero quattro cilindri completamente in alluminio con valvole in testa, montato sulla vettura in senso longitudinale dietro le ruote posteriori e inclinato lateralmente di 45° per abbassare il baricentro e migliorare la guida; una quarantina scarsa di cavalli, buoni per andare a prendere le uova dal contadino e per finire ribaltati nei fossi dopo un sovrasterzo mal gestito.

Non con questa.

La vettura delle foto ha un motore costruito dallo scomparso Ian Carter, uno degli elaboratori storici della scena Imp, da 1205 cc e 115 CV che siccome devono spostare un peso ridottissimo (stimato in 700kg) cominciano a essere sufficienti per togliersi qualche soddisfazione velocistica.

Dalle pompe anticendio alle piste, rule Britannia!

 

Durante la giornata ho cronometrato alcuni giri e quei “1’27” sullo schermo del telefono mi ricordavano qualcosa: a Varano con la mia MX-5 faccio tempi praticamente identici.

Pensavo che Nicolas stesse girando dando tutto il possibile e in fondo il mio personal best è migliorabile (non conosco benissimo Varano e altre scuse da pistaiolo della domenica) ma una volta rientrato nel paddock mi ha confidato che i rapporti del cambio sono totalmente sbagliati per lo stretto circuito parmense: la prima lunghissima affossa i giri sotto quota 5000 e uscire nel modo giusto dal Ferro di cavallo o dalla Parabolica diventa un’impresa, visto che solo superato quel regime il quattro cilindri dà il meglio di sé.

Panning a 1/80, non andava così piano



Sarà anche una trappola mortale (guardate la posizione del serbatoio benzina nella foto sotto) costruita da operai non qualificati, afflitta da qualche problema di progettazione, non avrà mai lo stesso fascino delle Mini e nemmeno una linea che possa definirsi “bella”, ma mi piace l’idea di possederne una.

Il serbatoio del carburante assorbe l’urto in caso di incidente, geniale



A proposito di macchine sfortunate, ecco che non troppo distante dalla Imp c’era l’altra “forestiera” di giornata, questa azzurra Alfa Romeo Alfasud Trofeo; l’italiana e la scozzese, in versione stradale, hanno curiosamente tanto in comune: assemblaggi approssimativi, agitazioni sindacali, scioperi e sabotaggi, stabilimenti appositamente costruiti in aree meno sviluppate delle rispettive nazioni… d’altronde gli anni Settanta non sono stati un decennio tranquillo.

Alfasud Trofeo Alfasud Trofeo
Alfasud Trofeo Alfasud Trofeo
Alfasud Trofeo Alfasud Trofeo



Qualche aneddoto prima di concludere.

Il padre di Nicolas, Klaus, con le Imp corse negli anni ’60 e ’70: ben tre vetture passarono per le sue mani, una delle quali era stata preparata da George Bevan, lo stesso che allestì le auto del tre volte campione BSCC Bill McGovern.

A sinistra il pilota Bill McGovern, a destra il preparatore George Bevan, dietro di loro la migliore auto del mondo



E il bello di avere un’auto da gara di piccole dimensioni è che può stare dentro un Ducato leggermente adattato allo scopo.

Combo della vita
Vabbè, ciao


Diventare possessore di una Imp è il modo per rendere giustizia a un modello sfortunato e fare da portavoce a tutte quelle auto che tendono a essere dimenticate, ingiustamente, perchè nate “sbagliate”?

Non ho una risposta esatta a questa domanda, mica sono uno psicoanalista… però considerando che ho tifato la Nissan GT-R LM nel 2015 forse avrei bisogno di stendermi sul proverbiale lettino.

Mi è stato insegnato che tutte le auto sono belle, o almeno interessanti a modo loro.
E che vale andare a un evento anche se si tiene di venerdì.

Alessandro Bezzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.